di Salvatore Lacagnina
Il Banchetto in onore della principessa di Sassonia completato tra il 1772 e il 1773 dal pittore tirolese Ignaz Unterberger, è uno dei rari documenti dei numerosi ricevimenti famosi che la famiglia Borghese ha ospitato alla Loggia dei Vini. La scena, ripresa dall’alto, enfatizza la teatralità della festa. Gli ospiti numerosi si accalcano sotto il padiglione, attorno al tavolo, e alcuni osservano la scena dall’alto, seduti affacciati al muretto. In questa veduta c’è qualcosa che ricorda la struttura a ferro di cavallo dei teatri all’italiana che nel Settecento si erano diffusi rapidamente. «Modi di vedere», direbbe John Berger?
«Facciamo che LAVINIA è un passeggiata», avevamo scritto all’inizio di questa storia. E nel corso del tempo abbiamo immaginato diverse possibilità, fisiche e metaforiche di una passeggiata. LAVINIA è tra l’altro una passeggiata nella storia e nelle sue manifestazioni nella città di Roma. Se si cammina per dieci minuti, seguendo via Po, si raggiunge facilmente via Basento. Nascosto in una tipografia clandestina al numero 55, il 20 novembre 1943 fu arrestato Leone Ginzburg, letterato e antifascista, mentre organizzava la Resistenza romana. Nel confino di Pizzoli, in Abruzzo, aveva completato la memorabile revisione della traduzione italiana di Guerra e Pace: «Guerra è il mondo storico, pace il mondo umano» aveva scritto, forse ottimisticamente, nell’introduzione all’edizione Einaudi.
Carlo Ginzburg, figlio di Leone e Natalia Levi (divenuta scrittrice come Ginzburg), è stato uno degli storici più importanti del secondo dopoguerra. Tra i fondatori della microstoria, ha sviluppato il cosiddetto «paradigma indiziario». In un famoso articolo ricostruisce il metodo basato sull’analisi di «dettagli infinitesimali, indizi esteriormente insignificanti» e, perfino, gli scarti dei documenti ufficiali per decodificare una mentalità collettiva o un’intera cultura: Morelli, Freud and Sherlock Holmes: Clues and Scientific Method. Tra l’altro accosta qui le figure di tre medici di formazione: lo storico dell’arte Giovanni Morelli (a cui si deve il cosiddetto «metodo Morelli» per le attribuzioni dei dipinti), l’ideatore del detective Sherlock Holmes, Arthur Conan Doyle, e il futuro inventore della psicanalisi. «In tutti e tre i casi, tracce magari infinitesimali consentono di cogliere una realtà più profonda, altrimenti inattingibile. Tracce: più precisamente, sintomi (nel caso di Freud) indizi (nel caso di Sherlock Holmes) segni pittorici (nel caso di Morelli)».
Ma il metodo indiziario è più antico della scienza moderna, avverte Ginzburg: «Per millenni l’uomo è stato cacciatore. Nel corso di inseguimenti innumerevoli ha imparato a ricostruire le forme e i movimenti di prede invisibili da orme nel fango, rami spezzati, pallottole di sterco, ciuffi di peli, piume impigliate, odori stagnanti. Ha imparato a fiutare, registrare, interpretare e classificare tracce infinitesimali come fili di bava. Ha imparato a compiere operazioni mentali complesse con rapidità fulminea, nel fitto di una boscaglia o in una radura piena d’insidie».
Per lo storico, si tratta di trovare le strade più sicure filologicamente, per ricostruire una storia diversa dalle grandi narrazioni imposte dei «vincitori». Allora una coppa d’argento dorato o l’interrogatorio dell’inquisizione a un «eretico», sono tracce per fare emergere gli aspetti più oscuri della storia, la narrazione della vita e del pensiero di coloro a cui il potere ha tolto la parola, edulcorando fatti e persino la memoria. «Un oggetto che parla della perdita, della distruzione, della sparizione di oggetti. Non parla di sé. Parla di altri. Includerà anche loro?».
«Ora» disse «vedo chiaramente che razza di gente sono queste maschere. Sono un gran re e i suoi sette consiglieri privati; un re che non si fa scrupolo di colpire una ragazza senza difesa, e i suoi sette ministri che lo assistono nell’oltraggio. Io, poi, sono semplicemente Hop-Frog il buffone, e questa è la mia ultima buffonata.»
Edgar Allan Poe, Hop-Frog, 1849. Traduzione, Decio Cinti.
Peter Friedl si considera un artista fallito. Ha cominciato a fare disegni più di sessanta anni fa e continua ogni giorno. Vive in esilio.
Le mostre personali includono: Report 1964–2022, KW Institute for Contemporary Art (2022); Teatro, Kunsthalle Wien, Vienna, and Carré d’Art - Musée d’art contemporain, Nîmes (2019); Teatro Popular, Lumiar Cité, Lisbon (2017); The Diaries, Grazer Kunstverein, Graz (2016); The Dramatist, Artspace, Auckland (2014); Peter Friedl, Sala Rekalde, Bilbao (2010); Working, Kunsthalle Basel (2008); Blow Job, Kunsthal Extra City, Anversa (2008); Work 1964–2006, Museu d’Art Contemporani de Barcelona, Miami Art Central and Musée d’Art Contemporain, Marseille (2006–2007); and OUT OF THE SHADOWS, Witte de With Center for Contemporary Art, Rotterdam (2004). Il suo lavoro è stato esposto, tra l'altro, al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid; MoMA PS1, New York; Centre Georges Pompidou, Paris; Walker Art Center, Minneapolis; Van Abbemuseum, Eindhoven; Hamburger Kunsthalle, Hamburg, e Museo Tamayo, Città del Messico. Ha partecipato a documenta 10, 12, and 14 (1997, 2007, 2017); Sharjah Biennial 14 (2019); 1st Anren Biennale (2017); Taipei Biennial (2012, 2016); 48a e 56a Biennale di Venezia (1999, 2015); 10th Shanghai Biennale (2014); La Triennale, Paris (2012); 28a Bienal de São Paulo (2008); Manifesta 7, Trento (2008); 7th Gwangju Biennale (2008) e 3. Berlin Biennale (2004).