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È proprio il canto che ha risuonato in tutto l'approccio di Harding all'arte, all'insegnamento e alla vita. Come scrisse Rainer Maria Rilke nei Sonetti a Orfeo: «Gesang ist Dasein». Cantare è essere
Quando a Douglas Gordon è stato chiesto cosa gli fosse stato insegnato durante il periodo in cui era studente del corso di Environmental Art – l'influente dipartimento della Glasgow School of Art fondato da David Harding nel 1985 – la sua risposta è stata: “A cantare. Non come cantare, ma semplicemente a cantare”. Questa descrizione enigmatica dell'etica del dipartimento, unita alla reputazione internazionale dei suoi diplomati, suggerisce che la Environmental Art fosse meno un corso che una scuola nella scuola. Harding, un artista-insegnante appassionato, nato a Edimburgo nel 1937, incarnava forse l'immagine dell'artista di Wassilij Kandinsky «che non riesce a vedere lo scopo della sua vita in un'arte senza obiettivi». Ma mentre Kandinsky era motivato dagli effetti spirituali del colore, Harding era stimolato dalle condizioni materiali del contesto, e la sua produzione è stata caratterizzata non da impressioni astratte e improvvisazioni in forma pittorica, ma da interventi diretti nel mondo concreto dell'ambiente costruito.
La visione dell'arte di Harding e il suo approccio all'insegnamento sono stati influenzati dal suo impegno per la giustizia sociale e dalla sua adesione all'Artist Placement Group, fondato da Barbara Steveni in collaborazione con John Latham nel 1966, il cui manifesto iniziava con la frase “Il contesto è metà dell'opera”, un mantra che sarebbe poi diventato un imperativo per gli studenti del dipartimento di Environmental Art. Prima di istituire il corso a Glasgow, Harding aveva trascorso quattro anni in un college a Lafia, nella Nigeria centrale, lavorando con i suoi studenti allo sviluppo di una pratica artistica locale, prima di assumere, nel 1968, la carica di “Town Artist” di Glenrothes, città scozzese di nuova fondazione. Quando descrive l'approccio alla creazione artistica nel contesto di una città di nuova fondazione, così come la produzione di opere realizzate in concertazione e collaborazione con i residenti – una pratica che ha contribuito allo sviluppo di quella che è diventata nota come “new genre public art” – troviamo la parola “orchestrare”. Orchestrare non significa semplicemente arrangiare o modellare, ma ascoltare, essere aperti agli altri, celebrare la potenziale armonia e dissonanza delle differenze culturali.
Orchestrare non significa semplicemente arrangiare o modellare, ma ascoltare, essere aperti agli altri, celebrare la potenziale armonia e dissonanza delle differenze culturali. Questo termine musicale ci ricorda anche l'importanza del canto per Harding, la nota fondamentale che risuona in tutte le dimensioni sociali, politiche e pedagogiche della sua pratica. Al suo livello più vitale, la voce che canta testimonia la resilienza del cuore e dello spirito umani. Ed è proprio il canto che ha risuonato in tutto l'approccio di Harding all'arte, all'insegnamento e alla vita. Come scrisse Rainer Maria Rilke nei Sonetti a Orfeo: «Gesang ist Dasein». Cantare è essere.
— Ross Birrell
Pubblicato originariamente nel Day Book e sul sito di documenta 14 nel 2017. Per gentile concessione dell’autore.